Il settore calzaturiero
manodopera impiegata, sia diretta sia indotta (nel 1907, esistevano 36 calzaturifici, con 1.470 addetti, a cui se ne affiancavano altri 8.000, tra artigiani in senso stretto e lavoranti a domicilio; la produzione giornaliera era di 1.100 paia). Seguiamo la singolare successione di nuove ditte, con i relativi addetti: Ghisio Andrea, Beolchi Vincenzo (1903; 55; 7), Martinelli Antonio (1904; 15), Migliavacca Pietro. Martinelli Secondo, Dondè Olderico, Cipollini Pietro, Ferretti Angelo (1905; 8; 51; 19; 14; 30), Re Ettore, Ferrari Trecate Matteo, Negrini e Compagni, Dell’Acqua Gaetano, Viglio Pasquale (1906; 15; 125; 20; 8; 12), Pelati Vitale, F.lli Ardito, Sartorio Amedeo, Sartorio Alberto (1907; 35; 8; 6;), Morselli-Bonomi, Pezzoli Domenico, Garberini Sebastiano, Martinenghi Luigi, Bertolini Pietro (1908; 53; 15; 18; 45; 4), Gavuglio Giuseppe, Forzinetti Mario, Dulio Giuseppe (1909; 30; 100; 8), F.lli Mainardi (1914) e F.lli Rossanigo (1915). 9 Questo dilagante impegno industriale, accompagnato da una ramificazione minuziosa di tipo artigianale, in laboratori e manifatture decentrate, spesso con esso collegata, ricevette un ulteriore impulso diffusivo dallo scoppio della prima guerra mondiale, che accrebbe molto le normali commesse (intorno al 1920, esistevano 260 calzaturifici, di cui 65 industriali, con 8.000 addetti interni; i lavoranti a domicilio erano 7.000; la produzione giornaliera ammontava a 15.000 paia). L’attuazione, nelle fabbriche prevalentemente manuali, del lavoro “a giro” (divisione dell’attività tra gruppi) o di quello “a squadre” (divisione dell’attività fra addetti) dovrebbe aver favorito, fin da quegli anni, manifestazioni embrionali di specializzazione e di decentramento nel ciclo produttivo. Un’altra caratteristica saliente, per l’intero periodo, fu l’accentuarsi relativo, perché la predisposizione artigianale si mantenne ancora consistente, della meccanizzazione, che prevalse nell’ambito industriale, rendendo infine minoritarie le imprese a produzione prevalentemente manuale. 10 Dalla cresciuta meccanizzazione aziendale venne lo stimolo impellente di impiantare officine locali per la costruzione di macchine calzaturiere e la prima impresa italiana di tale tipo, la Ferrari Antonio, fu avviata, a Vigevano, nel 1901, sollecitando ben presto una rapida imitazione. E’, infatti, riscontrabile una loro pur modesta diffusione, durante e dopo il primo conflitto mondiale, dimostratasi subito capace di fronteggiare, con successo, la soverchiante concorrenza straniera, arginandola spesso con il frutto di una fervida fantasia inventiva. Bisogna afferrare in tutta la sua estensione il coraggio di questi pionieri posti di fronte alla potenza di ditte, quali la Soc. Americana, la Moenos e la Atlas Werche, il cui monopolio era così sicuro da giungere al punto di non vendere più le macchine, ma di darle solo in affitto, con il pagamento del canone, di una somma forfettaria e di una a tempo. 11 Ad eccezione di un breve periodo recessivo, durante la grave crisi mondiale del 1929, la produzione calzaturiera continuò a svilupparsi, raggiungendo, nel 1937, le 873 imprese (203 industriali), con 13.475 addetti interni, innumerevoli lavoranti a domicilio e una capacità produttiva di 90.000 paia giornalieri. Vigevano fu, poi, anche la prima località italiana a cominciare, nel 1929, la produzione di calzature di gomma, con la ditta F.lli Rossanigo (Smart), attività così rapidamente affermatesi da raggiungere, nel 1935, le 7 imprese e una capacità produttiva giornaliera di 60.000 paia; ormai la città era la capitale italiana della scarpa. Vediamo le principali ditte di quel periodo, alcune con i relativi addetti: per le calzature di cuoio, Ursus Cuoio (500), F.lli Mainardi, Argo, Bastico, Bonomi, Dafarra, Conti, Curione, Dall’Aglio, Locatelli, Mairano, Maldifassi, Previde Massara, Merlo, Pertusi, Pizzocaro, Pisani; per quelle di gomma: Ursus Gomma (1.400), Rossanigo (1.000), Gibili (850), Ilce Gomma, Eco Gomma, Gea, Aquila, Enne Mi, Vega Gomma. 12 Da questo momento in poi, parlare di attività minori, per Vigevano, significa riferirsi prevalentemente a tutta quella gamma di iniziative che, più o meno strettamente, avranno, come punto di riferimento, il settore calzaturiero, formando con esso un sistema di imprese sempre più complesso, pur nel rispetto di un autonomo peso crescente. Infatti, in quel periodo, le aziende meccaniche per la costruzione delle macchine calzaturiere andarono aumentando e ricevettero una forte accelerazione, dopo il 1930, con le vaste possibilità loro offerte dalle industrie di scarpe in gomma, sia per le attrezzature sia per gli stampi (ditte più importanti: Ferrari Antonio, Fenini, Macchi, Ornati Angelo, Piccolo Tommaso, 9 Elenco…,cit.; Guida Pianta Città di Vigevano, Vigevano 1913-1914. 10 R. Savelli, L’industria delle calzature a Vigevano, in Ministero Agricoltura Industria e Commercio, Bollettino Ufficio del Lavoro, Vol. III, N. 3, Settembre 1907, pp. 736-742; Guida Pianta …, cit. 11 Ibidem; A. Ferrari, Breve studio sull’andamento dell’industria delle calzature prima dell’assedio economico e sul suo centro naturale:Vigevano, Vigevano 1936, pp. 13-17; G.C. Cainarca, Dal sapere come fare al sapere cosa fare, Vigevano 2002, pp. 63-99.
12 A. Ferrari, Breve…,cit.,pp. 2-9; S. Bianchi Martina, Appunti …,cit., pp. 10-15; P. Landini, Lo sviluppo demografico e industriale di Vigevano, in Bollettino della R. Società Geografica Italiana, Serie VII, Vol. III, N. 2-3, Roma 1938, pp. 38-40.
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