Il settore calzaturiero
della Beccheria, oggi G. Silva, una manifattura accentrata, con una divisione del lavoro “a giro”, cioè tra gruppi specializzati per fase di produzione. 4
Poco tempo dopo, è incerto, per la discordanza tra le fonti, se nel 1872 o nel 1873, l’opificio dei F.lli Bocca, con l’introduzione di alcune macchine di tipo semplice (probabilmente macchine da cucire Howe o Singer), si trasformò in una manifattura meccanizzata. Questa prima fabbrica di calzature ebbe anche la caratteristica, fieramente avversata dalla manodopera maschile, d’impiegare, in parte, quella femminile, peculiarità di cui si servirono i F.lli Bocca nei loro slogans pubblicitari, trasformandola in una felice invenzione propagandistica. Essi, a conferma di una notevole versatilità nelle principali funzioni aziendali, curarono anche la modellistica, facendo viaggi all’estero, di cui uno famoso a Parigi, nel 1880, per adeguarsi alle aspettative, affinare il gusto e perfezionare le proposte, a scapito dell’insorgente concorrenza. 5 Durante gli ultimi vent’anni del secolo, dopo la nascita delle imprese Ferretti Luigi (1875) e Ferrari Trecate Matteo (1880), nel 1881, i F.lli Bocca si divisero e Pietro rimase nella prima fabbrica, specializzandosi nella produzione di pantofole, mentre Luigi ne impiantò un’altra, in Via del Teatro (oggi G. Merula), realizzando un'ampia gamma di calzature. Nello stesso anno (per certe fonti nel 1877), un loro cognato, il Madonnini, da loro in precedenza assunto per dirigere il negozio annesso allo stabilimento, diede l’avvio a un fabbrica, in Via Principe Umberto (oggi Corso della Repubblica), specializzata nella produzione di calzature a rovescio per bambini. Questa iniziale diffusione si accentuò, in seguito, con le aziende Pellagatta Luigi (1887), Morone Santo (1890), La Nazionale (1890), di rilevanti dimensioni (300 addetti) e modernamente organizzata, ma presto scomparsa (1895), Fassini Luigi, Villa e Compagni(1895), Giulini Pietro (1896), all’origine di molti futuri imprenditori, Sempio-Milanino (1898), Gagliardone Pietro, Gagliardone Celeste e Negrini Giovanni(1900). 6 A fondare questi nuovi stabilimenti, di cui i più importanti occupavano da 40 a 300 addetti, erano sovente imprenditori di origine strettamente operaia, che, dopo aver acquisito l’essenza del mestiere dai precursori, sentivano il desiderio impellente di tentare, in proprio, l’affascinante avventura di una emancipazione lavorativa, seconda una schietta tradizione vigevanese. Fino alla fine del secolo, queste fabbriche, spesso di piccole dimensioni, facevano un uso molto ridotto di macchine semplici, in maggioranza cucitrici di provenienza tedesca o americana (Howe, Singer e Mak-ay), e la loro lavorazione avveniva prevalentemente a mano, sul tradizionale deschetto o sul banchetto, introdotto in quel tempo. Nel 1900, ancora Luigi Bocca (alcune fonti attribuiscono, invece, questo primato a Pietro Giulini, 1898) fece un viaggio in Germania, a Francoforte, si procurò, presso la ditta Moenus, produttrice di macchine per calzature, un’ampia attrezzatura e la introdusse nel suo stabilimento, utilizzando l’energia elettrica, concessagli dalla filanda dei F.lli Bonacossa. 7 Questo primo sviluppo industriale del settore calzaturiero vigevanese, di cui, in gran parte, si sono perse le tracce, fu accompagnato dalla contemporanea vertiginosa diffusione della produzione artigianale, in un modo già sperimentato, nella storia economica della città, in altri settori, come quello tessile. La manodopera impiegata in questo ambito produttivo, fu sensibilmente superiore a quella industriale e distribuita in numerosi laboratori, che continuavano la tradizionale lavorazione a mano, nel più puro spirito artigianale, con l’orientamento prevalente alla qualità. Esisteva, infine, un più esteso numero di lavoranti, di tipo manuale, a domicilio, per conto sia delle imprese industriali sia di quelle artigianali, secondo lo schema classico, nelle sue grandi linee, della manifattura decentrata; il ritiro delle materie prime e la riconsegna dei prodotti avveniva, di norma, a cura degli stessi lavoranti, nelle sedi dei committenti. 8
L’ESPANSIONE DEI CALZATURIERI.
Una progressione stupefacente ebbe, nei primi dieci anni del Novecento, lo sviluppo del settore calzaturiero, che riuscì a diventare la nuova manifestazione monoproduttiva di Vigevano, superando ampiamente il comparto tessile, per la
4 Ibidem; Archivio Storico dell’AVI, Lettera autografa di Domenica Ferrari Bardile, vedova di Luigi Bocca, senza data, fotocopia, G.L.Gronda, L’industria calzaturiera vigevanese. Nascita e affermazione (1866-1918), Pavia 1989, tesi di laurea, pp. 147-201 5 Ibidem. 6 Idem; Elenco delle principali imprese industriali a Vigevano nel 1909-10, in Viglevanum, 1(1910), pp. 68-69. G.L.Gronda, L’industria…, cit., pp. 210-266. 7 S.Bianchi Martina, Appunti per una storia dell’industria a Vigevano-Industria Calzaturiera, in Vigevano illustrata nelle sue industrie e nei suoi industriali, Vigevano 1935, pp. 8-10; ASAVI, Lettera…, cit.; G.L.Gronda, L’industria…, cit., pp. 147-276; 8 Ibidem; S.Bianchi Martina, Appunti…, cit., pp. 8.10 .
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